A cura di Dott.ssa Vaia Siapka (Ginecologa – N. 030314546).
La vitamina D è un ormone liposolubile che l’organismo produce principalmente grazie all’esposizione solare, sebbene possa essere assunta, in quantità minore, anche attraverso alcuni alimenti come pesci grassi, uova o prodotti arricchiti.
Una delle sue funzioni più note è regolare il metabolismo del calcio e contribuire al mantenimento della salute ossea. Tuttavia, partecipa anche al funzionamento del sistema immunitario e alla regolazione dei processi infiammatori.
La vitamina D è un nutriente che negli ultimi anni ha suscitato un interesse particolare, poiché diversi studi hanno evidenziato che può svolgere un ruolo importante nella salute riproduttiva sia degli uomini sia delle donne. Tradizionalmente è stata associata alla salute ossea, ma oggi si sa che partecipa anche ad altri processi dell’organismo, come la funzione ovarica, la qualità del liquido seminale o persino l’impianto embrionale.
Negli ultimi anni, inoltre, sono stati identificati recettori della vitamina D nelle ovaie, nell’endometrio, nella placenta, nei testicoli e negli spermatozoi. Questa scoperta ha aperto nuove linee di ricerca sulla sua possibile relazione con la fertilità e la gravidanza.
Con l’arrivo dell’estate, aumenta l’esposizione al sole e, con essa, la capacità dell’organismo di sintetizzare vitamina D. Ma in che modo questo può influire sulla fertilità?
La vitamina D potrebbe favorire un migliore funzionamento ovarico, contribuire alla maturazione degli ovociti e migliorare la recettività endometriale, oltre a intervenire nella regolazione ormonale. Inoltre, è stato osservato che molte donne con patologie come la sindrome dell’ovaio policistico (PCOS) o l’endometriosi presentano una carenza di vitamina D.
Sebbene siano ancora necessari ulteriori studi per comprendere pienamente questa relazione, mantenere livelli adeguati potrebbe essere benefico per la salute riproduttiva femminile.

La vitamina D può svolgere un ruolo importante anche nella fertilità maschile. Diverse ricerche hanno associato bassi livelli di questa vitamina a una minore motilità degli spermatozoi, ad alterazioni della qualità del liquido seminale e a cambiamenti ormonali legati al testosterone.
Per questo motivo, alcuni specialisti ritengono importante valutare i livelli di vitamina D all’interno dello studio completo della fertilità maschile.
Sebbene molte persone non ne siano consapevoli, la carenza di vitamina D è molto frequente anche in Paesi con molte ore di sole, come la Spagna.
La mancanza di esposizione solare, l’uso costante della protezione solare, determinati stili di vita o alcune alterazioni metaboliche possono far sì che molte persone presentino livelli bassi senza saperlo.
Per questo motivo, in alcuni studi di fertilità viene inclusa la determinazione della vitamina D nella valutazione generale, soprattutto quando esistono fattori di rischio o precedenti che possano giustificarlo.
In ogni caso, l’integrazione deve essere personalizzata e sempre supervisionata da un professionista sanitario. Sebbene la vitamina D sia importante per la salute generale, assumere integratori senza controllo non garantisce un miglioramento della fertilità e, in eccesso, può anche provocare effetti avversi.
Quando esiste una carenza confermata tramite analisi, correggerla può invece far parte di una strategia globale orientata a migliorare la salute riproduttiva. In questi casi, oltre agli integratori, vengono solitamente raccomandate anche misure legate allo stile di vita, all’alimentazione e a un’esposizione solare controllata.
La fertilità non dipende da un unico fattore isolato. La qualità ovarica, la qualità del liquido seminale, l’equilibrio ormonale, la genetica, l’età e lo stato generale di salute influiscono in modo congiunto.
In questo contesto, mantenere livelli adeguati di vitamina D fa parte di una visione più ampia della medicina riproduttiva, in cui si presta sempre maggiore attenzione ai fattori metabolici, nutrizionali e infiammatori che possono influire sulle probabilità di gravidanza.
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