A cura di Javier Luna (Numero di iscrizione – 03622-CV).
Tra questi rientra l’andropausa, termine comunemente utilizzato per indicare la diminuzione del testosterone che alcuni uomini sperimentano con l’avanzare dell’età. A differenza della menopausa femminile, non comporta la fine della fertilità. Anche con livelli bassi di testosterone, un uomo può continuare a produrre spermatozoi e diventare padre naturalmente o ricorrendo alla procreazione medicalmente assistita (PMA).
Dal punto di vista medico, è più corretto parlare di ipogonadismo a insorgenza tardiva o di deficit di testosterone legato all’età.
Gli uomini non smettono di produrre spermatozoi una volta raggiunta una determinata età. Con l’invecchiamento, tuttavia, possono verificarsi cambiamenti ormonali, sessuali e riproduttivi che riducono le probabilità di ottenere una gravidanza.
Il testosterone svolge un ruolo importante nel desiderio sessuale, nella funzione erettile, nel mantenimento della massa muscolare e della densità ossea e, insieme ad altri ormoni, nella produzione degli spermatozoi.
I suoi livelli possono diminuire gradualmente con l’età, ma non accade allo stesso modo in tutti gli uomini. Anche obesità, diabete, alcuni farmaci, disturbi del sonno e patologie testicolari o ipofisarie possono influire sulla produzione ormonale. Per questo motivo, un valore basso di testosterone nelle analisi del sangue non è sufficiente per formulare la diagnosi: devono essere presenti anche sintomi compatibili.
I sintomi possono variare notevolmente da un uomo all’altro. Tra i più comuni troviamo:
Poiché questi disturbi possono dipendere da molte cause, è necessaria una valutazione medica prima di attribuirli a una carenza di testosterone.
La diagnosi si basa sulla valutazione dei sintomi e sugli esami ormonali. Il testosterone totale viene misurato con un prelievo di sangue effettuato al mattino. Secondo le linee guida della European Association of Urology (EAU), per diagnosticare l’ipogonadismo maschile occorrono sintomi compatibili e valori bassi di testosterone confermati da almeno due misurazioni mattutine.
A seconda del quadro clinico, possono essere richiesti anche i dosaggi di LH, FSH, prolattina e alcuni parametri metabolici. In presenza di un progetto di genitorialità è particolarmente importante eseguire uno spermiogramma, che permette di valutare concentrazione, motilità e morfologia degli spermatozoi.
L’andropausa o un basso livello di testosterone non equivalgono necessariamente alla sterilità. A differenza della riserva ovarica femminile, la produzione di spermatozoi non si interrompe bruscamente a una determinata età. Molti uomini continuano a produrli per tutta la vita, anche se quantità e qualità possono diminuire con l’invecchiamento. Le probabilità di gravidanza dipendono da diversi fattori:
Non è quindi possibile valutare la fertilità maschile basandosi esclusivamente sui livelli di testosterone.
L’andropausa viene talvolta definita «menopausa maschile», ma si tratta di condizioni diverse.
Menopausa femminile | Andropausa o ipogonadismo tardivo |
Comporta la cessazione dell’attività ovarica e dell’ovulazione. | Non determina l’interruzione della produzione di spermatozoi. |
Riguarda tutte le donne che raggiungono questa fase della vita. | Non tutti gli uomini sviluppano un deficit sintomatico di testosterone. |
Segna la fine della fertilità naturale femminile. | Può ridurre la fertilità, senza necessariamente eliminarla. |
I cambiamenti ormonali sono più marcati. | Il calo ormonale tende a essere graduale. |
Quando si desidera diventare padre, la terapia con testosterone è un aspetto da valutare con particolare attenzione. Potrebbe sembrare logico pensare che somministrare testosterone a un uomo con valori bassi migliori la sua fertilità. In realtà, il testosterone assunto dall’esterno può ridurre la produzione di spermatozoi.
Questo avviene perché può inibire la produzione di LH e FSH, ormoni coinvolti nella regolazione della funzione testicolare. Di conseguenza, alcuni uomini possono sviluppare una marcata riduzione del numero di spermatozoi o persino un’azoospermia temporanea, ossia l’assenza di spermatozoi nell’eiaculato.
Per questo, le linee guida dell’American Urological Association (AUA) e dell’American Society for Reproductive Medicine (ASRM) raccomandano di valutare attentamente l’impiego di testosterone esogeno negli uomini che desiderano preservare la fertilità presente o futura. Esistono comunque altre strategie per mantenere o stimolare la funzione testicolare.
Con il passare degli anni possono verificarsi cambiamenti in alcuni parametri seminali e aumentare la frammentazione del DNA spermatico. Queste alterazioni, però, non interessano tutti gli uomini allo stesso modo e non esiste un’età precisa oltre la quale la fertilità maschile scompare.
L’esame della frammentazione del DNA spermatico può essere preso in considerazione in presenza di aborti ricorrenti, infertilità inspiegata, determinati insuccessi riproduttivi precedenti o specifici fattori di infertilità maschile.
Se sono presenti spermatozoi vitali, le tecniche di PMA possono aiutare a ottenere una gravidanza anche in caso di andropausa o di alterazioni della qualità seminale.
La scelta del trattamento dipende sia dai fattori maschili sia da quelli femminili:
I cambiamenti legati all’età non possono essere evitati completamente, ma è possibile intervenire su alcuni fattori che influenzano sia l’equilibrio ormonale sia la qualità dello sperma.
Tra le raccomandazioni generali rientrano il mantenimento di un peso sano, l’attività fisica regolare, l’astensione dal fumo e dagli steroidi anabolizzanti, la limitazione del consumo di alcol, un sonno adeguato e il controllo di patologie come diabete e ipertensione.
In generale, si consiglia una valutazione della fertilità dopo 12 mesi di rapporti sessuali regolari non protetti senza ottenere una gravidanza. Il percorso diagnostico può iniziare già dopo sei mesi se la donna ha 35 anni o più, oppure prima in presenza di fattori di rischio noti.
È opportuno rivolgersi tempestivamente a uno specialista anche in caso di terapie con testosterone o anabolizzanti, patologie o interventi ai testicoli, precedenti trattamenti chemioterapici o radioterapici, disturbi dell’erezione o dell’eiaculazione oppure uno spermiogramma alterato. La valutazione deve considerare la situazione riproduttiva di entrambi i partner.
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